Nel corso della conferenza stampa tenuta ieri a Napoli, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha affermato che per governare è necessario ricorrere ai decreti legge. Oggi durante il dibattito alla Camera, dopo l'intervento di alcuni deputati che hanno criticato l'intenzione del Premier di ricorrere ancora più frequentemente alla decretazione d'urgenza, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ritenuto opportuno ribadire che: “Il ricorso ai decreti legge rientra tra le prerogative del governo. Un eventuale abuso di questo strumento non solo determinerebbe valutazioni di tipo politico, ma anche il diritto della Camera di far sentire la propria voce”. La terza carica dello Stato ha quindi sottolineato che sino a quando non verrà modificata la "Costituzione, e un auspicio che possa avvenire in questa legislatura l'ho espresso in occasione del discorso di insediamento, il rapporto tra governo e Parlamento è chiaramente indicato e regolato dalla Carta. E credo che nessuno possa pensare di comportarsi in modo diverso". Il richiamo al rispetto del dettato costituzionale in materia di decretazione d'urgenza è quanto mai opportuno in considerazione nel disinvolto utilizzo che l'attuale governo sta facendo di uno strumento normativo che a norma dell'art. 77 della Costituzione è utilizzabile solo nei "casi straordinari di necessità ed urgenza". Il dichiarato intento di intensificare il ricorso ai decreti leggi che secondo lo "statista di Arcore" dovrebbe, quindi, diventare una fonte normativa ordinaria e non straordinaria, dovrebbe destare non poche perplessità non solo negli addetti ai lavori, ma anche nell'opinione pubblica. Purtroppo gran parte dell'informazione non fornisce nessun aiuto nella comprensione della portata di certe dichiarazioni di intenti da perte del premier. Il ricorso generalizzato alla decretazione d'urgenza toglierebbe al Parlamento la sua funzione primaria: quella legislativa. Fini nella sua reprimenda auspica l'intervento di una riforma costituzionale che possa rendere legittima l'aspirazione del cavaliere. Ritengo tale auspicio una iattura. Qualsiasi sistema democratico, per il suo equilibrato funzionamento, ha bisogno di una netta distinzione dei poteri dello Stato. Quando si verifa una commistione tra essi la democrazia ne risente in quanto viene a mancare quel necessario equilibrio che garantisce l'autonomia ed il controllo di un potere verso l'altro. L'attuale premier di fatto oltre ad essere il capo indiscusso del governo, controlla la maggioranza parlamentare e quindi, di fatto, il potere legislativo. Con la legittimazione costituzionele della decretazione governativa qualsiasi residua automia del Parlamento verrebbe definitivamente cancellata. Fino a quando il potere giurisdizionale resterà autonomo, non credo si possa gridare alla dittatura, ma è più che legittimo e, direi, opportuno che si discuta almeno di emergenza democratica.
giovedì 2 ottobre 2008
Fini ricorda a Berlusconi l'esistenza della Costituzione
Pubblicato da
Raffaele Leo
alle
15:04
Etichette: Berlusconi 3
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