Il titolo di questo post è stato ispirato dall'on.le Gianfranco Fini, ex Presidente della ex AN, che non appena venuto a conoscenza del partito fondato da Berlusconi sul predellino di una mercedes, con la consueta chiarezza e ferma determinazione, aveva così commentato la notizia: “siamo alla comica finale, noi non entreremo mai nel Popolo della Libertà e Berlusconi non tornerà mai più a Palazzo Chigi con i voti di Alleanza Nazionale”. E alla domanda di un giornalista “Possibilità che AN rientri all'ovile?”, il coerente Fini ebbe a rispondere: “Noi non dobbiamo tornare all'ovile perché non siamo pecore”. Peccato che in Italia non ci siano più giornalisti che abbiano il coraggio di fare domande, quindi non sapremo mai cosa è cambiato da quelle dichiarazioni così chiare e lapidarie al congresso che ha da poco segnato lo scioglimento di AN ed il ritorno all'ovile delle pecorelle nostalgiche dell'antico regime. I maligni direbbero che a far cambiare idea alle pecore ribelli sia bastata qualche poltrona, come quella del Presidente della Camera e di alcuni ministeri distribuiti ai colonnelli della fu-destra italiana.
Ottenuta l'incoronazione dal primo Congresso del PDL, Silvio Berlusconi, dopo aver concesso il dovuto tributo ad uno dei "padri" del neonato partito: Bettino Craxi, applaudito ed osannato anche dagli ex missini che ai tempi di tangentopoli lo volevano alla gogna, ha, tra l'altro, preannunciato tra le riforme costituzionali da metter in cantiere, quelle necessarie per attribuire al premier maggiori poteri. Evidentemente all'attuale presidente del consiglio non basta avere il controllo del parlamento, grazie alla soggezione della maggioranza parlamentare formata in gran parte da soggetti da lui scelti per essere solo formalmente sottoposti alle nomination degli elettori, nè gli basta essere il padrone del governo, anch'esso composto in gran parte da suoi preferiti, alcuni dei quali senza alcuna peculiare caratteristica, tranne quella dell'assoluta fedeltà al capo. Il controllo totale e di fatto del potere legislativo e di quello esecutivo insieme a quello esercitato su gran parte dell'informazione, non gli bastano, ne vuole altri e di più. In un Paese serio e democratico una tale dichiarazione avrebbe destato un giusto allarme, da noi no. Tanto è vero che gli yesmen dell'informazione "al servizio" invece di sottolineare l'anomalia di un premier, che oltre ai poteri sopra richamati si è anche autoproclamato al di fuori della legge, ottenendo la sospensione nei suoi confronti di tutte le disposizioni penali, si affannano a giustificare la necessità di maggiori ed ulteriori poteri, ovviamente senza spiegare quali. Nell'attuale clima pastorale che il Paese sta attraversando non c'è da stupirsi se alcuni sondaggi attribuiscono al PDL un gradimento pari al 44%, come pure non risulta peregrina la declamata aspirazione dei Berlusconi di raggiungere il 51% dei consensi. Parafrasando ed aggiornando il titolo del famoso film di Giuiseppe De Santis potremmo tranquillamente definirci: Italiani, bravo gregge.
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