Terminate le ferie natalizie al centro del dibattito politico ritorna la già annunciata riforma costituzionale che dovrenbbe coinvolgere, ma sarebbe più corretto dire, sconvolgere la già disastrata giustizia. Delle intenzioni del Premier, padrone assoluto del governo del Paese e della maggioranza parlamentare, ci siamo già occupati nel post dell'11 dicembre 2008. Nel corso di un intervento telefonico a Canale 5, Berlusconi, prendendo spunto dalle vicende giudiziarie che recentemente hanno coinvolto alcuni esponenti locali e nazionale del PD, è tornato sul tema della giustizia sostenendo che in Italia "si è scatenato di nuovo il meccanismo mediatico-giudiziario che non fa bene al Paese". Peccato che in Italia i giornalisti che fanno veramente il loro mestiere sono pochi e a quei pochi di solito non è consentito interloquire con lo Statista di Arcore. Un vero giornalista avrebbe potuto (e dovuto) replicare al premier che a far male al Paese più che il meccanismo mediatico-giudiziario, il cui compito è quello di scoprire i reati ed informare l'opinione pubblica, sono quei politici che, ottenuta la fiducia dal popolo usano ed abusano della loro funzione per commettere reati contro il popolo che li ha eletti. In un Paese democratico, infatti, il problema non è il poliziotto che smaschera e arresta il ladro, il giudice che lo condanna o il giornale che ne diffonde la notizia, ma il ladro ed il furto che ha commesso. E quando una serie di reati sono molto diffusi nel malcostume nazionale come la corruzione, la concussione, l'abuso d'ufficio ecc. si cerca di fare delle riforme che ne impediscono la reiterazione o ne rendono più facile la prevenzione, la scoperta e, quindi, la loro repressione. Nel nostro Sultanato le riforme annunciate vanno nel senso inverso. Invece di perseguire i ladri si cerca di legare le mani a chi deve contrastarli, soprattutto quando nella categoria dei furfanti entrano a far parte politici o pubblici amministratori. La conferma nelle parole dello stesso capo del governo che dopo aver annunciato che è ormai "pronta una riforma della giustizia penale nella direzione auspicata da tutti gli italiani", a proposito delle intercettazioni, il mezzo più efficace per scoprire i reati in genere e quelli contro la pubblica amministrazione in particolare, ha dichiarato che "saranno concesse solo per reati di terrorismo internazionale e di mafia, delitti con pene dai 15 anni in su". Quindi corruttori e corrotti, concussori e concussi possono stare tranquilli e trattare i loro affari al telefono senza più l'assillo e la preoccupazione di essere intercettati, ovviamente tutto nell'interesse del Popolo sovrano nella cui direzione, parola di Berlusconi, la riforma sarà varata.
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