giovedì 18 dicembre 2008

Le mani sulle città



Risale al 1963 il film di Francesco Rosi "Le mani sulla città". Il grande regista italiano dedicò uno dei suoi capolavori alla commistione tra politica e malaffare ambientando nel capoluogo partenopeo la collusione tra politici corrotti e palazzinari senza scrupoli. Dopo oltre quarant'anni la storia sembra ripetersi. Mani pulite sembrava rilegata al '92 quando un vero e proprio terremoto politico-giudiziario creò i presupposti per la nascita della cosiddetta seconda repubblica. Rispetto al '63 e al '92 sono cambite tante cose, tante facce e tanti partiti, ciò che purtroppo non è cambiata è la cultura di certi uomini di potere inclini ad usare la politica per il proprio tornaconto. Il Paese è attraversato da un nuovo terremoto con vari epicentri in Abruzzo, Calabria, Campania, Basilicata e Toscana. Le manette sono tornate alla ribalta evidenziando un'amara verità: la vulnerabilità della politica al malaffare. Di fronte all'evidente incapacità dei partiti di selezionare la propria classe dirigente con l'adozione di un codice etico, il rinnovamento consegue necessariamente all'azione della magistratura. Nell'occhio del ciclone ora c'è il PD a riprova che la questione morale è trasversale come il fascino del potere e del facile guadagno. Purtroppo mentre le cronache e gli arresti di questi giorni evidenziano una vera e propria emergenza corruzione, la classe politica preferisce parlare di "emergenza giustizia". Invece di riformare la politica per renderla più onesta e trasparente si discute di riformare la Giustizia ovviamente non per renderla più veloce ed efficiente nell'interesse di tutti i cittadini ma più innocua nei confronti dei potenti e della politica.

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