Con la prima giornata di campionato sono già stati registrati i primi episodi di violenza e di teppismo. Un nutrito gruppo di sostenitori del Napoli si sono resi responsabili di atti di violenza e di vandalismo compiuti nelle stazioni di Napoli e di Roma in occasione della trasferta nella capitale della loro squadra. Nonostante l'alto rischio già preventivato dall'apposito osservatorio, gli organi di vigilanza hanno ritenuto opportuno derogare al divieto imposto lo scorso campionato e quindi consentire al tifo organizzato di partecipare alla trasferta. A nulla sono valsi i reiterati inviti che la società di calcio partenopea ha rivolto ai propri i tifosi affinchè la trasferta non fosse trasformata in guerriglia urbana. Il questore di Napoli, Puglisi ha ipotizzato che tra i teppisti responsabili delle violenze si sia infiltrata la criminalità organizzata e lo stesso ministro Maroni ha segnalato che tra quei tifosi vi erano circa 800 con precedenti penali. Sarebbe lecito chiedersi perchè nonostente il proclamato rischio che la trasferta presentava e il sospetto di infiltrazioni camorristiche non siano stati adottate le misure necessarie per salvaguardare l'ordine pubblico, impedendo a poche centinaia di violenti di dare sfogo al loro istinto bestiale e di rovinare non solo i treni ma anche la domenica di molti incolpevoli passeggeri e di altrettanti incolpevoli tifosi? La risposta è nell'incapacità dello Stato di affrontare e risolvere i problemi che attengono alla sicurezza. La riprova è nelle misure adottate all'indomani dei disordini sia dall'autorità amministrativa che dalla giustizia sportiva. Trasferte vietate a TUTTI i tifosi del Napoli e curve dello stadio chiuse fino al 31.10.2008. Questi provvedimenti, solo apparentemente risolutivi, non solo rappresentano la resa dello Stato di fronte ai comportamenti di pochi criminali, ma scaricano la responsabilità di quanto accaduto su soggetti incolpevoli chiamati a pagare due volte per colpe che non hanno: i veri tifosi e la società di calcio. Costoro infatti oltre a contribuire con il gettito fiscale alle spese per la propria sicurezza, che lo Stato non gli garantisce, sono costretti a subire ulteriori conseguenze, anche di carattere patrimoniale, per comportamenti a loro non ascrivibili.
Prevenire e contrastare la violenza, naturalmente comporta un impegno assai maggiore rispetto a quello di evitare a monte l'occasione. Per evitare gli incidenti stradali è più facile vietare la circolazione che migliorare le strade, le segnaletiche, intensificare i controlli o promuovere campagne educative. Nel calcio è più facile vietare ad un tifoso di recarsi allo stadio che punire ed allontanare i violenti. Poco importa che a pagare sia poi il soggetto più debole ed incolpevole. La storia e la cronaca, anche quella giudiziaria e politica, è ricca di esempi in cui lo Stato si dimostra forte con i deboli e debole con i forti.






1 commento:
Col teppista da stadio le strategie più efficaci sono sempre state quelle che colpiscono nel mucchio. Alla lunga si ottiene l'isolamento dei gruppi più violenti.
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