La riforma della scuola voluta dal neo-ministro Gelmini presto sarà legge dello Stato. Come più volte ribadito anche dalla titolare del dicastero della Pubblica Istruzione, la riforma è fortemente condizionata da pressanti esigenze di bilancio. Parola d'ordine quindi: tagliare. Tra le novità più importanti, oltre al condivisibile obbligo di grembiule, la reintroduzione della valutazione in voti e la rivalutazione del voto in condotta, spicca l'eliminazione del modulo di insegnamento dalle scuole elementari e il ritorno all'antico maestro unico. Ovviamente una tale riforma che tocca gli interessi delle famiglie nonchè di circa 87mila insegnanti in esubero, non è stata discussa con i diretti interessati. Individuata la ratio ispiratrice della proposta governativa nella necessità di tagliare i costi dell'istruzione, lasciamo agli addetti ai lavori ogni commento sul merito di questa (contro)riforma, limitandoci a fornire qualche suggerimento al ministro che potrebbe tornargli utile per completare il lavoro intrapreso. Per risparmiare ulteriormente sulla spesa scolastica suggeriamo di sostituire il maestro unico con l'UNICO MAESTRO. Inteso questo come unica fonte di insegnamento per tutti gli alunni e per tutto il territorio nazionale. In casa tutti abbiamo un televisore, basterebbe quindi un decoder digitale terrestre interattivo per consentire agli alunni di seguire da casa tutte le lezioni interagendo all'occorrenza con il docente. Questo rivoluzionario sistema, che potremmo chiamare ad esempio MEDIA-SCHOOL , potrebbe non solo autofinanziarsi con gli spot pubblicitari da inserire tra una lezione e l'altra ma, addirittura, costituire fonte di guadagno per l'erario che, oltre a risparmiare gli stipendi degli insegnanti e del personale ausiliario, nonchè le spese per la manutenzione dell'edilizia scolastica, incasserebbe i proventi della pubblicità. Gli alunni da casa potrebbero comodamente acquistare libri ed accessori dal servizio MEDIA-SHOPPING BOOK evitando così ai genitori il solito tour tra librerie e negozi di cancelleria. Inoltre, senza il rituale frenetico spostamento degli scolari tra casa e scuola e viceversa, il traffico stradale ne guadagnerebbe in fluidità con innegabile risparmio energetico e grande beneficio per l'ambiente. Il tempo sottratto agli spostamenti consentirebbe di ridurre a soli sette anni l'attuale percorso della scuola dell'obbligo che inizierebbe con la prima classe: la MEDIA-UNO e si concluderebbe con la MEDIA-SET. Durante il percorso scolastico, accanto agli insegnamenti basiliari gratuiti, si potrebbero inserire in orario pomeridiano, lezioni a pagamento per ulteriori materie di maggiore interesse dell'alunno. L'accesso a tali insegnamenti supplementari potrebbe esser consentito attraverso un abbonamento o una MEDIA-CARD con credito a scalare. Poichè questi suggerimenti sono perfettamente in linea con la cultura dell'attuale governo, che considera la scuola più come un costo da tagliare che un servizio da migliorare, c'è da temere che possano essere recepiti e realizzati. martedì 23 settembre 2008
La scuola secondo Gelmini
La riforma della scuola voluta dal neo-ministro Gelmini presto sarà legge dello Stato. Come più volte ribadito anche dalla titolare del dicastero della Pubblica Istruzione, la riforma è fortemente condizionata da pressanti esigenze di bilancio. Parola d'ordine quindi: tagliare. Tra le novità più importanti, oltre al condivisibile obbligo di grembiule, la reintroduzione della valutazione in voti e la rivalutazione del voto in condotta, spicca l'eliminazione del modulo di insegnamento dalle scuole elementari e il ritorno all'antico maestro unico. Ovviamente una tale riforma che tocca gli interessi delle famiglie nonchè di circa 87mila insegnanti in esubero, non è stata discussa con i diretti interessati. Individuata la ratio ispiratrice della proposta governativa nella necessità di tagliare i costi dell'istruzione, lasciamo agli addetti ai lavori ogni commento sul merito di questa (contro)riforma, limitandoci a fornire qualche suggerimento al ministro che potrebbe tornargli utile per completare il lavoro intrapreso. Per risparmiare ulteriormente sulla spesa scolastica suggeriamo di sostituire il maestro unico con l'UNICO MAESTRO. Inteso questo come unica fonte di insegnamento per tutti gli alunni e per tutto il territorio nazionale. In casa tutti abbiamo un televisore, basterebbe quindi un decoder digitale terrestre interattivo per consentire agli alunni di seguire da casa tutte le lezioni interagendo all'occorrenza con il docente. Questo rivoluzionario sistema, che potremmo chiamare ad esempio MEDIA-SCHOOL , potrebbe non solo autofinanziarsi con gli spot pubblicitari da inserire tra una lezione e l'altra ma, addirittura, costituire fonte di guadagno per l'erario che, oltre a risparmiare gli stipendi degli insegnanti e del personale ausiliario, nonchè le spese per la manutenzione dell'edilizia scolastica, incasserebbe i proventi della pubblicità. Gli alunni da casa potrebbero comodamente acquistare libri ed accessori dal servizio MEDIA-SHOPPING BOOK evitando così ai genitori il solito tour tra librerie e negozi di cancelleria. Inoltre, senza il rituale frenetico spostamento degli scolari tra casa e scuola e viceversa, il traffico stradale ne guadagnerebbe in fluidità con innegabile risparmio energetico e grande beneficio per l'ambiente. Il tempo sottratto agli spostamenti consentirebbe di ridurre a soli sette anni l'attuale percorso della scuola dell'obbligo che inizierebbe con la prima classe: la MEDIA-UNO e si concluderebbe con la MEDIA-SET. Durante il percorso scolastico, accanto agli insegnamenti basiliari gratuiti, si potrebbero inserire in orario pomeridiano, lezioni a pagamento per ulteriori materie di maggiore interesse dell'alunno. L'accesso a tali insegnamenti supplementari potrebbe esser consentito attraverso un abbonamento o una MEDIA-CARD con credito a scalare. Poichè questi suggerimenti sono perfettamente in linea con la cultura dell'attuale governo, che considera la scuola più come un costo da tagliare che un servizio da migliorare, c'è da temere che possano essere recepiti e realizzati.
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Raffaele Leo
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19:59
Etichette: Istruzione e scuola
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3 commenti:
Alcuni dati:
1. Non passa anno senza che la spesa per l’istruzione aumenti.
2. Il 97% della spesa è destinata agli stipendi dei docenti, è da anni che non si riesce ad investire in strutture o altri capitoli.
3. In altri Paesi europei con maestro unico alle elementari, il valore dell’insegnamento non è inferiore al nostro (dati OCSE).
Dove dovrebbero condurre questi dati se a leggerli è un governo responsabile al comando di un Paese allo sfascio economico?
E’importante che Veltroni lasci a Di Pietro l’opposizione più becera e sistematicamente contraria a qualsiasi cambiamento.
E’ importante che faccia una selezione tra provvedimenti da criticare e quelli che vanno nella direzione di un sostenibile pareggio del bilancio.
Temo che gli italiani l’abbiano fatta. Le statistiche lo dimostrano.
Dino.
Caro Dino,
la questione della spesa pubblica è un problema serio e chiunque è chiamato a governare questo Paese deve tenerne conto. Prima però di incidere in un settore delicato e disastrato come quello scolastico pubblico, destinato notoriamente ai meno abbienti (i più ricchi hanno le scuole private), sarebbe stato meglio agire su ben altri sprechi. Ad esempio che senso ha spendere milioni di euro per avere soldati e poliziotti a presidiare i salotti buoni della città? Perchè non eliminare enti territoriali inutili come le province e le comunità montane? La qualità dell'insegnamento negli altri Paesi non dipende dal maestro unico, ma dagli investimenti che ogni stato fa per la pubblica istruzione. Il ritorno al mestro unico nel nostro amato Paese non è stato dettato da esigenze didattiche ma da semplici ragioni di economia. Se questa scelta migliora la scuola perchè non dimostrarlo con dati alla mano dialogando con i rappresentanti delle famiglie e con gli addetti ai lavori? A mio parere questa soluzione è sbagliata sia nel merito che nel metodo. I bambini di oggi non sono gli stessi di 20 o 30 anni fa. All'epoca del maestro unico i bambini si rivolgevano ai genitori per qualunque informazione, oggi sono i genitori che chiedono al bambino come funziona un computer o un cellulare. La maggior possibilità di accedere alla conoscenza, anche grazie ai mezzi che ora abbiamo, richiede un corpo docente sempre più preparato e specializzato. Al bambino del 2008 non basta più insegnare a leggere, scrivere e far di conto, ma bisogna fornire il maggior numero di insegnamenti possibili. Dubito che un solo maestro possa essere all'altezza di un tale compito per tutto il percorso scolastico di 5 anni. I primi anni di scuola sono importantissmi e nel caso di un solo insegnante che non sia sufficintemente preparato o caratterialmente idoneo, ti lascio immaginare i danni che esso può arrecare.
Sono d’accordo, ci sono molti sprechi in questo Paese. Anch’io abolirei comunità montane e province. Anche l’istruzione però deve fare la sua parte.
Non si tratta solo di risparmiare, è necessario invertire una tendenza. La spesa non può aumentare ogni anno senza che 1 Euro nuovo venga investito in formazione, strutture, dotazioni, tutte cose esiziali in una scuola moderna. Né si può pretendere che l’istruzione diventi un altro buco nero della finanza pubblica senza che più denaro porti più efficienza.
Gli stipendi dei docenti, peraltro bassi, rappresentano nel complesso una voce troppo alta del bilancio La classe degli insegnanti è demotivata, priva di stimoli professionali e di riconoscimenti economici. È necessario premiare il merito, restituire dignità agli insegnanti. Per attuare questo cambiamento sono necessari investimenti nuovi e diversi rispetto al passato e versare denaro ulteriore non vuol dire necessariamente investire bene.
Dino
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