Con un emendamento al decreto sulla manovra economica la maggioranza di centro-destra vuole togliere ai precari, in causa con le aziende per il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la possibilità di ottenere la stabilizzazione del rapporto lavorativo in cambio di un indennizzo in denaro compreso tra 2,5 e 6 mensilità. Le opposizioni e i sindacati hanno inutilmente chiesto il ritiro di tale norma ma il Governo, pur non rivendicando la paternità di tale iniziativa, in commissione Bilancio del Senato, ha presentato un unico emendamento nel quale non si fa alcun cenno alla questione dei precari. A confermare la volontà di non modificare il testo della norma anti-precari è intervenuto il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, che ha ribadito l’ambito di applicazione "fortemente circoscritto" della norma che dovrebbe "riguardare esclusivamente i rapporti di lavoro preesistenti all’entrata in vigore della legge Biagi, limitandosi a regolare i giudizi pendenti e circoscrivendo, tra l’altro, il rischio dell’esplosione del contenzioso". Le opposizioni e i sindacati annunciano battaglia segnalando i rischi di incostituzionalità del provvedimento. Di parere opposto Confindustria che ritiene pienamente condivisibile la scelta della maggioranza e, attraverso un comunicato stampa, ha sottolineato la coerenza della norma con la direttiva europea sulla nuova disciplina del contratto a termine. Se l’emendamento non verrà ritirato, i lavoratori precari non avranno alcuna possibilità di ottenere un'assunzione a tempo indeterminato qualora vincano la causa contro l’azienda ma dovranno accontentarsi di un'indennità pari, al massimo, a 6 mensilità dell'ultima retribuzione.
Non stupisce la compattezza di questo Govermo e di questa maggioranza quando si tratta di colpire gli interessi dei più deboli come, nel caso di specie, i lavoratori precari. Stupisce il disinteresse dei lavoratori stessi nei confronti di una misura legislativa che penalizza ulteriormente il loro status di soggezione nei confronti delle aziende. In altri Paesi dove la cultura dei diritti civili è ancora viva una simile iniziativa avrebbe fatto scendere in piazza migliaia di lavoratori per protestare contro questo vero e proprio soppruso. Evidentemente a noi Italiani ci basta un Premier che autodefinisce di sinistra la sua politica.





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