lunedì 14 luglio 2008

Lettera a Walter Veltroni


Caro Walter,
alle scorse elezioni quasi un Italiano su tre ha dato il proprio voto al PD dimostrando così di condividere la coraggiosa scelta di abbandonare la strategia delle grandi coalizioni in cui, pur di vincere, si metteva dentro tutto e il contrario di tutto, a danno della governabilità. Nonostante la consapevolezza di affrontare una sfida impossibile, hai così contribuito a semplificare il quadro politico italiano, costringendo anche il centro-destra ad inventarsi una sigla in sostituzione della defunta casa delle libertà, il cui deprofundis era stato recitato anche da Gianfranco Fini, prima di essere convertito alla causa del Cavaliere dall’immagine salvifica della poltrona di Presidente della Camera. Durante la campagna elettorale, con ammirevole coerenza, hai sempre cercato di parlare alla testa e al cuore degli italiani proponendo uno strappo con il passato caratterizzato dalla politica contro qualcuno più che da una politica per il bene di tutti. Hai parlato di solidarietà, di un nuovo patto generazionale, di integrazione nella legalità, di stato di diritto, di dialogo con l’opposizione ecc. Il tuo ammirevole sforzo è stato però reso vano dal fatto che gli Italiani da tempo, ormai, non scelgono più con la testa ed il cuore ma con lo stomaco e il portafoglio. Hai parlato ad un Paese afflitto da finte emergenze e da paure indotte, intriso di egoismo, particolarismo ed ipocrisia. Siamo così orgogliosi delle nostre radici cristiane che insorgiamo per difendere il crocifisso o il bue e l’asinello del presepe nelle scuole, ma non siamo contrari a respingere in mare i disgraziati che arrivano sulle nostre spiagge se non hanno, prima di approdare da noi, un lavoro e una casa. Sempre nel rispetto delle radici cristiane una volta all’anno veneriamo il dio Pò e all’occorrenza ci sposiamo con rito celtico davanti ad un Druido. Caro Walter, la tua coerenza non è certamente una colpa. La politica deve contrastare la regressione sociale in cui questo Paese versa e non assecondarla anche se una scelta del genere non paga elettoralmente. Una colpa però ce l’hai. Per coltivare il legittimo desiderio di far diventare l'Italia un Paese normale, ti sei illuso, già in campagna elettorale, di poter dialogare con Berlusconi e l’attuale maggioranza offrendo collaborazione almeno per varare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Il tuo errore è proprio in questa illusione. Il diaologo è auspicabile e necessario quando il competitore ha il senso dello Stato, del Diritto e delle Istituzioni, ma è inutile e dannoso quando invece l’altra parte usa lo Stato, il Diritto e le Istituzioni per perseguire propri interessi personali. Sono certo che più di qualsiasi critica o suggerimento, le ultime vicende parlamentari ti abbiano definitivamente convinto a lasciar perdere qualsiasi velleità di dialogo. Del resto lo stesso Berlusconi, a scanso di equivoci, ha dichiarato che il dialogo non è necessario. Fai bene a non partecipare ad estemporanee manifestazioni di piazza che spesso degenerano in offese ed urla che spesso offuscano le giuste ragioni che le hanno generate, ma la piazza non va mai nè disprezzata nè demonizzata. Contro questa maggioranza "ad personam" è necessaria una forte opposizione sia parlamentare che di piazza, è quindi opportuno non interrompere mai il dialogo con chi non condivide l'azione ell'attuale governo e, soprattutto, non farsi illudere dalle sirene di aspiranti statisti degli affari propri. Tra dialogo e complicità, spesso il confine è troppo sottile.
Con stima
Raffaele Leo

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