ritengo di appartere alla vastissima schiera di cittadini che hanno avuto modo di apprezzare la correttezza e l'equilibrio con cui Lei sta svolgendo il delicatissimo ruolo di Capo dello Stato in un era, come questa, dove il senso delle istituzioni viene spesso sacrificato agli interessi di parte. All'indomani della Sua firma sul Lodo Alfano (sarebbe più corretto definirlo Lodo Berlusconi), Lei ha ritenuto opportuno evidenziare che la promulgazione è avvenuta "nel modo più meditato e motivato" indipendentemente "da sollecitazioni in qualsiasi senso". ha rimarcato poi il Suo ruolo super partes delieneando i confini tra l'Istituzione che Lei rappresenta e la politica: "Ogni altro giudizio appartiene alla politica e non può coinvolgere o chiamare in causa il Presidente della Repubblica. Si stia attenti da parte di tutti a doverose distinzioni di posizioni e ruoli". Ho il massimo rispetto del Suo ruolo e ritengo più che corretto dal punto di vista formale l'atteggiamento che Lei ha assunto nella promulgazione del Lodo Alfano. Lei fa bene a richiamare l'attenzione di tutti ad effettuare le doverose distinzioni di posizioni e ruoli e proprio in ragione di questo richiamo, ritengo utile, anche se superfluo, ricordarLe che Lei ha il compito di difendere le istituzioni di questo Paese, impedendo con le prerogative che Le sono riconosciute dalla Costituzione, qualsiasi commistione o perdita di autonomia tra le funzioni o poteri dello Stato. In questa ottica, ed in considerazione della peculiarità dell'attuale quadro istituzionale, a mio modesto parere, il Suo medidato esame del Lodo Alfano non doveva limitarsi al mero aspetto formale, ritenuto corretto solo perchè rispettoso delle censure delle Corte Costituzionale all'allora Lodo Schifani, ma entrare nel merito del provvedimento, non per esprimere un giudizio politico, ma per valutarne la Costituzionalità anche sotto il profilo delle sue conseguenze nei principi di divisione e di autonomia dei poteri dello Stato. L'architettura istituzionale del nostro Paese, come l'hanno voluta e disegnata i padri costituenti, si regge sull'equilibrio dell'autonomia dei tre poteri dello Stato: il potere legislativo (parlamento), il potere esecutivo (governo) e il potere giudiziario (magistratura). Oggi però, per la prima volta nella storia della Repubblica, siamo difronte all'anomalia rappresentata da un potere legislativo e da un potere esecutivo che di fatto sono nelle mani di una sola persona. L'attuale Presidente del Consiglio, grazie anche alla vigente legge elettorale, infatti, esercita il controllo sia della funzione legislativa che di quella di governo attraverso i parlamentari scelti da lui personalmente, senza una vera e propria investitura del voto popolare. L'unico potere non asseverato al controllo del primo ministro è quello giudiziale. In attesa dell'annunciata riforma dell Giustizia che, sempre a mio modesto parere, sarà influenzata dalla necessità di colmare "questa lacuna", il Lodo Alfano garantisce al titolare di fatto del potere legislativo ed esecutivo, l'immunità per tutta la durata dell'incarico. La promulgazione di una tale norma, al di là degli evidenti aspetti di incostituzionalità che presenta e che saranno oggetto di valutazione da parte della Corte Costituzionale, di fatto mette il Capo del Governo, già titolare della funzione legislativa e di quella esecutiva, al di sopra della legge, anche delle stesse leggi che lui ha il potere di emanare. Il vulnus che si è venuto a creare nell'attuale già anomalo quadro istituzionale meritava, a mio avviso, una maggiore riflessione che, al di là del mero controllo formale, Le avrebbe consentito comunque di esercitare il Suo ruolo di garante dei principi costituzionali e dei poteri dello Stato.
Con immutata stima e riverenza.
Raffaele Leo.






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