mercoledì 18 giugno 2008

Nessuno mi può giudicare



Con 160 voti favorevoli e 11 contrari il Senato della Repubblica ha dato il via libera all'emendamento presentato dai relatori di maggioranza al decreto sicurezza, che prevede la sospensione dei processi per reati commessi fino al giugno 2002. I senatori dell'opposizione hanno lasciato l'aula prima del voto, mentre sono rimasti nell'emiciclo gli esponenti dell'Udc e i radicali. Oltre ai fondati sospetti di incostituzionalità di un simile provvedimento, non può passare inosservato l'UNICO EVIDENTE SCOPO PERSONALE che tale emendamento intende perseguire, cioè impedire che il processo a Silvio Berlusconi, ormai alle battute finali, per presunta corruzione in atti giudiziari (caso dell'avv. Mills) giunga a conclusione. Silvio Berlusconi, forse l'unico imputato nella storia della Repubblica Italiana ad avere avvocati-legislatori al proprio servizio, pur di sottrarsi all'esito di un giudizio non lesina di varare provvedimenti legislativi le cui conseguenze non solo vanno nella direzione opposta ai proclami governativi, ma arrecano ulteriori danni alla già troppo lenta macchina della giustizia. La sospensione di tutti i processi per i reati commessi fino al giugno del 2002 non c'entra nulla con il decreto sicurezza che, per essere efficace, presuppone una giustizia più veloce e più efficace così da realizzare il principio della certezza della pena. Alla luce di un simile provvedimento, al quale va ad associarsi quello relativo ai limiti che si vogliono imporre alle intercettazioni, il sospetto che la tanto invocata "tolleranza zero" del popolo di centro-destra, valga solo per gli autori dei reati cosiddetti "di strada", non è affatto peregrino.
Questa vicenda, comunque, ha anche un suo risvolto positivo, nel senso che dovrebbe mettere la parola fine alla pia illusione di Veltroni & Co sulle intenzioni di Berlusconi di diventare finalmente uno statista con il quale dialogare per il bene del Paese. In poco più di un mese il Premier ha già dato dimostrazione che i propri affari vengono sempre e comunque prima di ogni altra questione.
Con un sogetto simile è impossibile e, direi, anche controproducente dialogare se non si vuole abdicare ai più elementari principi di legalità e di democrazia che dovrebbero caratterizzare un Paese che vuole definirsi civile e democratico anche a dispetto delle espressioni di voto di gran parte dei suoi cittadini.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Devo dire che avrei preferito che l'emendamento non fosse stato presentato. Solo affrontando tutti i processi fino in fondo è possibile dimostrare senza ombra di dubbio la proprià estraneità ai fatti.
Ciò non modifica il giudizio su certi PM e sull'accanimento che dimostrano contro Berlusconi che, stranamente, prima dell'entrata in politica non aveva procedimenti penali.
Dino.

Raffaele Leo ha detto...

Non conosco i dettagli delle vicende processuali di Berlusconi, so solo che prima della discesa in campo avvenuta nel 1993, nel 1989 venne condannato per falsa testimonianza (aveva negato di essere stato iscritto alla P2) e beneficiò dellamnistia. Alcuni fatti per il quale è stato indagato successivamente al 1994 risalivano a periodi precedenti come alla vicedna SME e Mondadori. Ma a prescindere dalla scansione temporale dei fatti, ritengo che Berlusconi abbia tutti i mezzi finanziari e materiali (avvocati, stampa, televisioni ecc.) per dimostrare che nei suoi confronti vi è o vi è stata una persecuzione giudiziaria. Se fino ad oggi non l'ha fatto preferendo evitare i processi, resta il sospetto che la sua discesa in campo è stata dettata più dalla necessità di sistemare i suoi affari, anche giudiziari, cosa che ha fatto, che quella di far del bene al Paese.