MILANO (11 giugno 2008) - L'inchiesta sulle morti sospette si allarga: ci sarebbero almeno 20 pazienti, deceduti dopo essere stati operati presso la clinica Santa Rita di Milano, sui quali gli inquirenti hanno puntato la loro attenzione. Lo riferisce oggi il "Corriere della Sera". Mentre, sempre a Milano, secondo la "Repubblica", la Guardia di Finanza starebbe indagando su altri dieci istituti privati del capoluogo e provincia. L'inchiesta ha già portato nei giorni scorsi all'arresto di 14 persone, dodici delle quali sono ai domiciliari. Le accuse, per tutti i coinvolti, parlano di truffa ai danni dello Stato, ma per tre medici, due sono rinchiusi nel carcere di San Vittore, si ipotizza anche l'omicidio volontario, cinque pazienti sono morti dopo gli interventi e di lesioni che vanno dalle gravi alle gravissime, ci sono 86 casi al vaglio degli investigatori. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha già annunciato di avere sospeso i finanziamenti alla casa di cura. Il padrone della clinica, Francesco Pipitone, 75 anni, ha già preso le distanze dagli altri arrestati. Ora è ai domiciliari, il gip gli ha risparmiato il carcere solo per motivi di età. Un tendine tibiale al posto di quello rotuleo. C'è anche questo scambio di posto nel curriculum della clinica Santa Rita di Milano, oggetto dell'inchiesta sulla malasanità. E martedì pomeriggio sono cominciati gli interrogatori di Pierpaolo Brega Massone e di Pietro Fabio Presicci, rispettivamente l'ex primario di chirurgia toracica e il suo ex collaboratore, comparsi davanti al gip Micaela Curami e al pm Grazia Pradella solo per pochi minuti. I medici infatti hanno spiegato di volersi avvalere della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti.
Dal quotidiano online "4 minuti" dell'11.6.2008






1 commento:
La speculazione sulla salute degli italiani fatta da alcuni operatori del settore sanità è l'ulteriore segnale dell'imbarbarimento della vita del nostro paese. Medici ed amministratori senza scrupoli non hanno lesinato sulla vita di cittadini ignari pur di estorcere denaro dalle nostre tasche. Di fronte a questo ennesimo scandalo scoperto anche grazie alle intercettazioni telefoniche la politica che fa? Con la scusa della tutela della privacy cerca di proteggere i responsabili del malaffare cercando di impedire alla magistratura di fare quanto possibile per scoprire ed impedire certi misfatti.
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