giovedì 5 giugno 2008

Centrali nucleari: il pericolo dietro la porta di casa


KRSKO (5 giugno 2008) - Dopo l'incidente alla centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, città che sorge a 130 chilometri da Trieste, l'Europa per qualche ora è piombata nella paura di dovere vivere una seconda Cernobyl. Ma oggi il direttore dell'impianto Stane Rozman ha rasserenato gli animi: "Abbiamo gestito la situazione propriamente. Era la procedura prevista per questi casi", aggiungendo anche che è già stato individuato il problema e che sarà risolto entro pochi giorni. Anche la Commissione europea ha voluto fugare ogni dubbio sullo stato delle cose dopo l'incidente. "La situazione è sotto controllo", così ha detto un portavoce ribadendo che nessuna fuga radioattiva si è verificata e che tutte le procedure che si devono attuare in caso di incidente sono state eseguite in modo corretto dalle autorità slovene. Il ministro degli Interni sloveno Dragutin Mate ha poi spiegato che si tiene in stretto contatto con la direzione tecnica della centrale. E che dalle ultime informazioni ottenute "non c'è alcun problema e che non si è verificato alcun inquinamento dell'ambiente circostante la centrale nucleare. Tutto va bene. E la situazione è sotto controllo". Il reattore nel quale si è verificato l'incidente, ha aggiunto, è stato fermato "solo in via precauzionale".
Dal quotidiano online "4 minuti" del 5.6.2008

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Speriamo che la notizia non venga artatamente sfruttata per creare irresponsabili movimenti antinucleari di piazza.
Dino.

Raffaele Leo ha detto...

Caro Dino,
gli allarmismi ingiustificati possono essere inutili ma la disinformazione può essere pericolosa.
Allego qui di seguito un articolo apparso sul quotidiano "Il PICCOLO" di oggia firma di Maddalena Rebecca

NEL PAESE CHE CONVIVE CON LA CENTRALE ATOMICA
«Qui ci ammaliamo e chiediamo il perché. Nessuno risponde»
dall’inviato MADDALENA REBECCA
KRSKO Nella piccola frazione di Spodnj Grad, la più vicina ai reattori nucleari di Krsko, gli abitanti faticano persino a trovare collaboratrici domestiche. «Le donne sotto i 45 anni non sono disposte a lavorare qui - spiega quasi rassegnata una residente -. Si sa che la presenza della centrale e, soprattutto, delle scorie radioattive provoca infertilità. In poche quindi sono disposte a rischiare. E per lo stesso motivo le mamme seguono con particolare ansia le figlie adoloscenti». Quella di non poter avere figli, non è però nè l’unica nè la più grande preoccupazione delle sessantotto famiglie del paese. L’incubo peggiore è rappresentato infatti dalla possibilità di ammalarsi di tumore. «Non hanno mai dimostrato il collegamento tra i casi di cancro nella zona e l’attività della centrale - chiarisce Marjanca Barley Serbec, dal ’92 titolare di un bar sulla strada che collega il centro storico di Krsko alle campagne attorno all’impianto della Nek -. Sappiamo però che molti di noi, negli ultimi 20 anni, si sono ammalati. E si dice che a soffrire di quel brutto male ci siano anche parecchi bambini. Tante volte abbiamo chiesto che ci venissero date indicazioni precise, ma non è arrivata alcuna risposta. Non sappiamo quali sono i rischi per la nostra salute, così come non sappiamo nulla di ciò che accade al di là dei cancelli della Nek. Penso che sia proprio un ordine impartito dall’azienda: tecnici e addetti hanno l’obbligo di non riferire alla gente cosa accade in centrale. È per questo che sul punto più delicato di tutta la vicenda, le modalità di conservazione delle scorie, abbiamo solo indicazioni frammentate. C’è chi dice che le abbiamo interrate in vasche profonde 40 metri, e chi pensa che siano stipate tutte nei depositi lunghi e stretti vicini ai parcheggi per i dipendenti».
E c’è anche chi sostiene che, presto, le scorie troveranno posto nelle abitazioni dei residenti di un’altra frazione. «Poco distante da qui c’è un posto che si chiama Verbina - spiega Carmen Topol -. Lì vivono undici famiglie che verranno tutte sfrattate proprio per far spazio alle scorie. Questo vuol dire che rischiamo di avere i rifiuti ancora più vicini alle nostre case. Saremo condannati a vivere con la paura, a svegliarci la mattina chiedendoci cosa potrà succedere durante il giorno. Dopo quello che è accaduto ieri (mercoledì ndr), l’angoscia poi è ancora maggiore. Io ho saputo dell’incidente dalla televisione. Nessuno, nè dall’azienda nè dal Comune, si è preso il disturbo di avvisarci. Del resto non è la prima volta che succede. Questi guasti ogni tanto capitano e noi non possiamo far altro che sperare non abbiano conseguenze troppo gravi».
Come Carmen, quasi tutti gli altri residenti di Spodnj Grad hanno appreso dell’allarme scattato l’altro pomeriggio dai notiziari. Qualcuno ha intuito da solo la presenza di problemi all’impianto vedendo arrivare in paese gruppi di tecnici croati. Qualcun altro invece ieri pomeriggio, e cioè a distanza di 24 ore dalle fuoriuscita del combustibile, ignorava ancora l’episodio. «Se ho avuto paura l’altro giorno? E perchè, cosa è successo? - rispondeva ai visitatori la cassiera del supermercato «Hardi» di Krsko -. Ah, una perdita di liquido. Non ne sapevo niente, ma si sicuro non sarà stato niente di grave, come le altre volte. Del resto, cosa volte farci. La centrale lì è e lì resta»
Così come le comunicazioni alla popolazione non sembrano essere particolarmente tempestive, altrettanto carenti, secondo gli abitanti, sono le misure di sicurezza. «L’azienda ci ha sì consegnato un libretto con le istruzioni da seguire in caso di catastrofe - precisa un anziano del posto -. Ma ormai non ce l’ha più in casa nessuno. I vademecum li avranno distribuiti l’ultima volta 15 anni fa, assieme a delle specie di tute protettive diventate ormai vecchie e inservibili. Come ci regoliamo quindi in caso di disgrazia? Semplice. Se il guasto è lieve, ci rintaniamo in casa chiudendo bene le finestre. Se invece succede qualcosa di più serio, ci precipitiamo in macchina e scappiano, sempre sperando di riuscire ad arrivarci alla macchina».
«E pensare che quando siamo venuti ad abitare in questa casa, qui attorno era tutta una distesa di campi di grano - aggiungono Alojz e Rezka Munic -. Poi, di punto in bianco, è stata annunciata la costruzione della centrale e nel ’73 è stata posato la prima pietra. Nessuno ci ha chiesto niente. Altro che referendum e coinvolgimento delle popolazioni di cui tanto si parla oggi. Succedesse oggi, ci sarebbe di sicuro agitazioni e proteste. Ma purtroppo è successo 25 anni fa, e a noi non resta che controllare ogni mattina se la centrale è ancora lì al suo posto. Il giorno che non dovesse più esserci - concludono marito e moglie - vorrà dire che non ci saremo più nemmeno noi».

Anonimo ha detto...

Disinformazione non è solo mancata informazione ma anche cattiva o incompleta informazione.
Ho infinito rispetto per i malati di tumore ma sarebbe da irresponsabili lasciar intendere che se abiti vicino a una centrale avrai problemi oncologici.
Le persone serie prima vanno a controllare le statistiche sull'incidenza dei tumori nelle zone vicino alle centrali e poi ragionano sul fenomeno. La Francia che, con i suoi 59 impianti, continua a puntare sul nucleare potrebbe fornire dati interessanti a riguardo.
Dino.

Raffaele Leo ha detto...

Sono convinto che la svolta nucleare di questo Governo sia soltanto l'ennesimo annuncio che serve a dare solo l'impressione di fare qualcosa. Nel nostro Paese dove è praticamente impossibile trovare un sito per una comune discarica di rifiuti urbani o costruire un tunnel per l'alta velocità, prima di deliberare sulla costruzione di centrali nucleari sarebbe necessario e serio, indicare DOVE si intende costruirle. Così da poter ottenere, prima di buttare milioni di euro in consulenze e studi, il consenso dei cittadini che avranno il privilegio di ospitare sul proprio territorio, centrali e discariche nucleari.