lunedì 9 giugno 2008

Berlusconi: stop alle intercettazioni telefoniche


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso del suo intervento all'Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confindustria, tenutasi il 7 giugno scorso, ha preannunciato l'approvazione nel prossimo Consiglio dei Ministri di un provvedimento che prevederà un "divieto assoluto" di ordinare, eseguire e diffondere intercettazioni telefoniche, salvo che nelle inchieste per camorra, mafia, 'ndrangheta e terrorismo. I trasgressori saranno passibili di una pena detentiva fino a cinque anni di carcere, mentre forti pene pecuniarie saranno previste per gli editori che dovessero pubblicare le intercettazioni. La "scusa" dell'annunciato drastico provvedimento starebbe nella tutela della privacy dei cittadini che, a dire del Premier e dai suoi sodali, sarebbero vessati da intercettazioni indiscriminate la cui pubblicazione mette a repentaglio il sacrosanto diritto alla riservatezza. In realtà l'annuncio, qualora dovesse diventare legge, precluderebbe l'utilizzo delle intercettazioni, non solo per tutti i reati espressamente esclusi dalla lista berlusconiana (corruzione, concussione, furti, rapine, stupri, droga ecc.), ma di fatto anche per quelli connessi alla criminalità organizzata. La liceità delle intercettazioni per tali reati presuppone infatti che l'inquirente sia in grado di dimostrare, prima di disporre di tale strumento d'indagine, che l'intercettando appartenga ad un'organizzazione criminale. Ipotesi questa molto remota proprio perchè l'appartenenza ad una struttura criminale di solito viene accertata e scoperta proprio grazie alle intercettazioni telefoniche.
Il proclama di Berlusconi, a nostro avviso, è coerente con la politica della sicurezza di questo Governo chiaramente diretta a colpire la gente comune come gli stranieri, i nomadi , gli automobilisti e a risparmiare i "colletti bianchi", la criminalità organizzata e i responsabilili delle cosiddette morti bianche. Non a caso nessun inasprimento di pena è stato previsto per i datori di lavoro che assumono in nero gli stranieri irregolari, nè per quelli responsabili dei gravi incidenti, spesso mortali, che si registrano sul lavoro. Anzi costoro potranno tranquillamente organizzare i loro affari al telefono, ingaggiare qualche clandestino, corrompere qualche pubblico ufficiale, truccare gli appalti, promettere ed elargire tangenti, garantirsi la protezione di qualche politico, ordinare una partita di droga ecc. E tutto questo nel nome del nostro diritto alla privacy. Bravo Berlusconi, gli applausi dei Giovani di Confindustria sono veramente meritati.

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