lunedì 2 giugno 2008

2 GIUGNO, Festa di una Repubblica a "rischio di regressione"



In occasione della Festa della Repubblica il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel corso di un breve messaggio radiotelevisivo ha lanciato un un forte allarme: l'Italia rischia "la regressione civile" se non ferma "i fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie" che si ripetono in maniera preoccupante tanto da portare alla negazione della Costituzione. Secondo il Capo dello Stato, il Paese non può più rinviare i problemi sociali, politici, economici ed istituzionali, altrimenti rischia "di fare un passo indietro" e una squalifica che "non possiamo permetterci". Con questo forte allarme il Presidente della Repubblica condivide la "preoccupazione" di molti cittadini che hanno vissuto con non poca apprensione gli assalti ai campi nomadi, il ripetersi di fenomeni di intolleranza e di violenza in campo politico, contro gli immigrati stranieri e da parte di cittadini che si improvvisano giustizieri. Giorgio Napolitano, ha scelto la celebrazione della Festa della Repubblica per rompere il silenzio istituzionale ed intervenire così sui i problemi di estrema attualità alla ribalta dell'agenda politica del Paese. Il Capo dello Stato ha poi ricordato che oltre 60 anni fa la Repubblica nacque grazie ad "un forte impegno e slancio civile" di cui ne auspica il ritorno per ricreare il clima di quegli anni quando "grandi speranze" si sposarono "con la volontà diffusa di ricostruire e far rinascere il Paese, in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità" che permisero all'Italia di "risalire dall'abisso della guerra voluta dal fascismo e ci fece guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidentali, superando tante tensioni e prove". Il Paese, nonostante la diversità delle condizioni socio-economiche e dei problemi connesi, secondo il Presidente della Repubblica, avrebbe bisogno di uno sforzo simile per evitare di mettere a rischio le posizioni così faticosamente guadagnate. Da queste considerazioni il monito di non poterci permettere "ora di fare un passo indietro" e l'auspicio fondato sulla convinzione di saper "uscire dalle difficoltà e farci valere ancora una volta, grazie a un forte impegno e slancio comune ispirati dai principi e dagli indirizzi della Costituzione scritta fra il '46 il '48". Il Presidente non ha bascosto preoccupazione nel vedere che quello spirito e quei principi appaiono "negati da fenomeni di violenza e di intolleranza che crescono", che mettono a rischio "la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni", che manifestano "violenza e intolleranza verso lo straniero" e la politica; che dimostrano "intolleranza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato".

1 commento:

Raffaele Leo ha detto...

La regressione, più che un pericolo futuro, è la foto fedele delle condizioni in cui versa il Paese. Dalla nascita della cosiddetta seconda Repubblica stiamo assistendo ad un lento costante declino dell'Italia non solo nel settore economico, ma anche dal punto di vista sociale e culturale. L'imbarbarimento della vita pubblica è ormai una costante che raffiora in tutti i fatti alla ribalta della cronaca. L'unico dato costante, almeno in questi ultimi 15 anni, è la classe politica che governa il Paese. Nonostante l'alternanza tra i due schieramenti ed il conseguente giro di poltrone, i "politici che contano" sono sempre quelli. Caro Presidente della Repubblica la regressione non è un pericolo da scongiurare ma un problema a cui porre rimedio prima possibile.