La parola più usata nel lessico dell'informazione e nel dibattito politico attuale è "emergenza". Questa parola , utilizzata a fronte di una rara e straordinaria situazione, sarebbe solo il sostantivo necessario a descrivere un evento degno di una particolare ed improcrastinabile attenzione da parte dell'opinione pubblica e della classe politica. Quando invece è utilizzata con frequenza pressocchè quotidiana, rappresenta lo stato precario di salute di una democrazia, ovvero della capacità di un popolo e dei suoi governanti a prevenire e quindi evitare che problemi di gestione della cosa pubblica diventino sempre e comunque "emergenza". Tra emergenze vere (rifiuti, morti sul lavoro, caro vita) ed emergenze fasulle (sicurezza, rom, extracomunitari) ora è di attualità quella dei rifiuti in Campania. Da oltre 15 anni, nonostante l'alternanza di amministratori locali, governi nazionali e la conseguente giostra di commissari straordinari, la questione è rimasta irrisolta e si è aggravata con il passare del tempo. Il problema è rimasto ma l'approccio è però cambiato. Durante l'ultima campagna elettorale, quasi ogni sera, al centro dello studio di Porta a Porta era posizionato un cumulo di sacchetti di immondizia ed intorno i soliti politici e giornalisti a confrontarsi. Il tema principale era: la responsabilità dei politici campani nella gestione dei rifiuti. Con il nuovo Governo, è stata scoperta un'altra responsabilità: quella del popolo che non vuole la riapertura delle discariche nei pressi delle proproe abitazioni. Il Premier Berlusconi, di fronte ai primi disordini scoppiati a Chiaiano, ha confermato la linea dura del Governo. La stampa di regime applaude a tale decisione accusando il popolo ribelle di non accettare la soluzione dell'uomo della Provvidenza che aveva promesso id risolvere il problema in 60 giorni, ovviamente senza spiegare come e, cosa ancor più grave, senza che alcun cosiddetto giornalista, glielo chiedesse. Non avendo, come era prevedibile, alcun serio e credibile piano risolutivo, non gli resta che imporre le pseudosoluzioni con la forza. Del resto è più facile ricorrere al manganello che risolvere i problemi. Come pure è più facile incriminare un'intera popolazione che capire le cause del disagio. La Campania da anni è la discarica dell'Italia del Nord e di alcuni Paesi Europei, tra cui Svizzera e Germania, di rifiuti tossici stivati, al prezzo dei rifiuti urbani, nelle discariche abusive e no. La camorra, probabilmente grazie alla connivenza e/o al silenzio di alcuni politici, ha lucrato su tale sistema. La conseguenza è che le discariche sono sature. Il problema è serio e va risolto ma non certamente con l'intervento dell'esercito e l'uso della forza. Anche se venissero riaperte manu militari le discariche già individuate, nel giro di un paio di mesi la situazione sarebbe la stessa di oggi. Il guaio è che ai nostri politici più che risolvere i problemi, interessa dare solo la sensazione di risolverli (vedi reato di immigrazione calndestina), cioè quanto basta per incassare dai fans voti ed applausi. Quella dei rifiuti è un'emergenza vera e, quindi, richiede una soluzione seria e non demagogica. Occorre un programma strategico che non può prescindere da una politica di raccolta differenziata, dal completamento e dalla costruzione degli impianti di incenerimento e dal contestuale recupero di tutte le aree sature di rifiuti speciali, individuando i responsabili sia nella criminalità organizzata che nei politici nonchè negli industriali che se ne sono serviti. Magari restituendo ai mittenti tutti i veleni che hanno inviato in Campania. E' questo, a mio avviso, il segnale che la popolazione si aspetta e che bisognerebbe dare per chiederne la collaborazione. La gente, soprattutto quella campana, non è stupida e si ribella perchè ha capito, nonostante Porta a Porta e la stampa di regime, che quella che viene presentata come una soluzione temporanea e di emergenza, in assenza di un piano organico e credibile, finirà per essere, come un pò tutte le cose in Italia, l'ennesima provvisoria-definitiva soluzione.
lunedì 26 maggio 2008
Il Paese delle emergenze
La parola più usata nel lessico dell'informazione e nel dibattito politico attuale è "emergenza". Questa parola , utilizzata a fronte di una rara e straordinaria situazione, sarebbe solo il sostantivo necessario a descrivere un evento degno di una particolare ed improcrastinabile attenzione da parte dell'opinione pubblica e della classe politica. Quando invece è utilizzata con frequenza pressocchè quotidiana, rappresenta lo stato precario di salute di una democrazia, ovvero della capacità di un popolo e dei suoi governanti a prevenire e quindi evitare che problemi di gestione della cosa pubblica diventino sempre e comunque "emergenza". Tra emergenze vere (rifiuti, morti sul lavoro, caro vita) ed emergenze fasulle (sicurezza, rom, extracomunitari) ora è di attualità quella dei rifiuti in Campania. Da oltre 15 anni, nonostante l'alternanza di amministratori locali, governi nazionali e la conseguente giostra di commissari straordinari, la questione è rimasta irrisolta e si è aggravata con il passare del tempo. Il problema è rimasto ma l'approccio è però cambiato. Durante l'ultima campagna elettorale, quasi ogni sera, al centro dello studio di Porta a Porta era posizionato un cumulo di sacchetti di immondizia ed intorno i soliti politici e giornalisti a confrontarsi. Il tema principale era: la responsabilità dei politici campani nella gestione dei rifiuti. Con il nuovo Governo, è stata scoperta un'altra responsabilità: quella del popolo che non vuole la riapertura delle discariche nei pressi delle proproe abitazioni. Il Premier Berlusconi, di fronte ai primi disordini scoppiati a Chiaiano, ha confermato la linea dura del Governo. La stampa di regime applaude a tale decisione accusando il popolo ribelle di non accettare la soluzione dell'uomo della Provvidenza che aveva promesso id risolvere il problema in 60 giorni, ovviamente senza spiegare come e, cosa ancor più grave, senza che alcun cosiddetto giornalista, glielo chiedesse. Non avendo, come era prevedibile, alcun serio e credibile piano risolutivo, non gli resta che imporre le pseudosoluzioni con la forza. Del resto è più facile ricorrere al manganello che risolvere i problemi. Come pure è più facile incriminare un'intera popolazione che capire le cause del disagio. La Campania da anni è la discarica dell'Italia del Nord e di alcuni Paesi Europei, tra cui Svizzera e Germania, di rifiuti tossici stivati, al prezzo dei rifiuti urbani, nelle discariche abusive e no. La camorra, probabilmente grazie alla connivenza e/o al silenzio di alcuni politici, ha lucrato su tale sistema. La conseguenza è che le discariche sono sature. Il problema è serio e va risolto ma non certamente con l'intervento dell'esercito e l'uso della forza. Anche se venissero riaperte manu militari le discariche già individuate, nel giro di un paio di mesi la situazione sarebbe la stessa di oggi. Il guaio è che ai nostri politici più che risolvere i problemi, interessa dare solo la sensazione di risolverli (vedi reato di immigrazione calndestina), cioè quanto basta per incassare dai fans voti ed applausi. Quella dei rifiuti è un'emergenza vera e, quindi, richiede una soluzione seria e non demagogica. Occorre un programma strategico che non può prescindere da una politica di raccolta differenziata, dal completamento e dalla costruzione degli impianti di incenerimento e dal contestuale recupero di tutte le aree sature di rifiuti speciali, individuando i responsabili sia nella criminalità organizzata che nei politici nonchè negli industriali che se ne sono serviti. Magari restituendo ai mittenti tutti i veleni che hanno inviato in Campania. E' questo, a mio avviso, il segnale che la popolazione si aspetta e che bisognerebbe dare per chiederne la collaborazione. La gente, soprattutto quella campana, non è stupida e si ribella perchè ha capito, nonostante Porta a Porta e la stampa di regime, che quella che viene presentata come una soluzione temporanea e di emergenza, in assenza di un piano organico e credibile, finirà per essere, come un pò tutte le cose in Italia, l'ennesima provvisoria-definitiva soluzione.
Pubblicato da
Raffaele Leo
alle
14:33
Etichette: Emergenza rifiuti
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