Nicola Tommasoli, 29 anni, non ce l'ha fatta a sopravvivere alle conseguenze dell'aggressione subita da parte di un branco di cinque ultras neofasciti cui avrebbe rifiutato una sigaretta. Il tragico fatto si è verificato nella civilissima Verona e tra gli autori del vile pestaggio sarebbe stato identificato anche qualche giovane della Verona bene. Nel pomeriggio la notizia del decesso e la contestuale autorizzazione all'espianto degli organi da parte dei genitori dello sfortunato giovane. I TG hanno dato spazio all'evento, ma questa volta senza azionare l'allarme sicurezza. Porta a Porta, nel corso della trasmissione dedicata ai due neoletti presidenti della Camera e del Senatao, dopo aver messo in onda un breve filmato ha raccolto il parere del sindaco leghista Flavio Tosi nonchè degli ospiti in studio. Alle unanimi dichiarazioni di condanna sono seguite le prese di distanza del tipo: "questi giovani non rappresentano Verona", e le giustificazioni psico-sociologiche come la crisi di valori dei giovani di oggi, la mancanza di figure di riferimento, il benessere dilagante ecc... Ovviamente nessun problema per la sicurezza dei cittadini, nessun accenno di accusa o invocazione di responsabilità nei confronti dei paladini della sicurezza che sventolando lo spettro della città in balia alla furia criminale degli extracomunitari ora la governano. Il neopresidente del Senato Schifani ha perfino riscoperto ed invocato la funzione rieducativa della pena cui i responsabili dovranno essere sottoposti. Il tutto di fronte ad un Bruno Vespa attento e silenzioso. Lo stesso conduttore che, in occasione della violenza sessuale consumata a Roma da un cittadino rumeno a danno di una cittadina africana, auspicava nei confronti del reo l'applicazione di pene detentive esemplari fino ad incitare i giudici a "buttar via la chiave". Non è difficile immaginare quale trattamento mediatico sarebbe stato riservato al tragico evento di Verona qualora i responsabili del fatto fossero stati dei giovani extracomunitari. Ma i fatti tragici restano nella loro allarmante attualità nonostante la strumetalizzazione mediatico-politica che ne viene fatta dagli opinionisti di parte. Sono fatti che dovrebbero uscire dalla propaganda politica per arrivare al centro di un serio dibattito sul disagio e l'emarginazione soprattutto di certe fasce giovanili che spesso si rifugiano nella violenza e nel bullismo. Il problema sicurezza è un problema serio e complesso che non si elimina con il giustizialismo a giorni alterni di certi politici o giornalisti compiacenti nè con le ronde padane o le deportazioni di massa. Gli allarmismi e le semplificazioni di comodo non giovano a nessuno nè tantomeno aiutano ad individuare le cause di certi gesti criminali. La paura nei confronti dei diversi, spesso artatamente diffusa per catturare facili consensi elettorali, una strisciante cultura razzista tipica di certi ambienti politici e sportivi, la criminalizzazione degli avversari, l'affermazione di una distorta cultura maschilista spesso rafforzata dalle perverse dinamiche del branco, sono alcune delle cause che andrebbero affrontate da chi a più a cuore la soluzione dei problemi rispetto alla speculazione sugli stessi. martedì 6 maggio 2008
Il branco assassino
Nicola Tommasoli, 29 anni, non ce l'ha fatta a sopravvivere alle conseguenze dell'aggressione subita da parte di un branco di cinque ultras neofasciti cui avrebbe rifiutato una sigaretta. Il tragico fatto si è verificato nella civilissima Verona e tra gli autori del vile pestaggio sarebbe stato identificato anche qualche giovane della Verona bene. Nel pomeriggio la notizia del decesso e la contestuale autorizzazione all'espianto degli organi da parte dei genitori dello sfortunato giovane. I TG hanno dato spazio all'evento, ma questa volta senza azionare l'allarme sicurezza. Porta a Porta, nel corso della trasmissione dedicata ai due neoletti presidenti della Camera e del Senatao, dopo aver messo in onda un breve filmato ha raccolto il parere del sindaco leghista Flavio Tosi nonchè degli ospiti in studio. Alle unanimi dichiarazioni di condanna sono seguite le prese di distanza del tipo: "questi giovani non rappresentano Verona", e le giustificazioni psico-sociologiche come la crisi di valori dei giovani di oggi, la mancanza di figure di riferimento, il benessere dilagante ecc... Ovviamente nessun problema per la sicurezza dei cittadini, nessun accenno di accusa o invocazione di responsabilità nei confronti dei paladini della sicurezza che sventolando lo spettro della città in balia alla furia criminale degli extracomunitari ora la governano. Il neopresidente del Senato Schifani ha perfino riscoperto ed invocato la funzione rieducativa della pena cui i responsabili dovranno essere sottoposti. Il tutto di fronte ad un Bruno Vespa attento e silenzioso. Lo stesso conduttore che, in occasione della violenza sessuale consumata a Roma da un cittadino rumeno a danno di una cittadina africana, auspicava nei confronti del reo l'applicazione di pene detentive esemplari fino ad incitare i giudici a "buttar via la chiave". Non è difficile immaginare quale trattamento mediatico sarebbe stato riservato al tragico evento di Verona qualora i responsabili del fatto fossero stati dei giovani extracomunitari. Ma i fatti tragici restano nella loro allarmante attualità nonostante la strumetalizzazione mediatico-politica che ne viene fatta dagli opinionisti di parte. Sono fatti che dovrebbero uscire dalla propaganda politica per arrivare al centro di un serio dibattito sul disagio e l'emarginazione soprattutto di certe fasce giovanili che spesso si rifugiano nella violenza e nel bullismo. Il problema sicurezza è un problema serio e complesso che non si elimina con il giustizialismo a giorni alterni di certi politici o giornalisti compiacenti nè con le ronde padane o le deportazioni di massa. Gli allarmismi e le semplificazioni di comodo non giovano a nessuno nè tantomeno aiutano ad individuare le cause di certi gesti criminali. La paura nei confronti dei diversi, spesso artatamente diffusa per catturare facili consensi elettorali, una strisciante cultura razzista tipica di certi ambienti politici e sportivi, la criminalizzazione degli avversari, l'affermazione di una distorta cultura maschilista spesso rafforzata dalle perverse dinamiche del branco, sono alcune delle cause che andrebbero affrontate da chi a più a cuore la soluzione dei problemi rispetto alla speculazione sugli stessi.
Pubblicato da
Raffaele Leo
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00:23
Etichette: Emergenza sicurezza
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2 commenti:
Hai ragione, il tragico episodio di Verona è allarmante tanto quanto gli altri recenti episodi di violenza se non di più. A differenza tua a me pare invece che la stampa gli abbia dedicato il giusto risalto.
Il problema della sicurezza esiste su vari livelli ed è percepito dai cittadini come primario. Era il centrosinistra prima delle elezioni pronto a farne una priorità? Ad affrontarlo sul piano dell’abbassamento del livello della tolleranza anche nei confronti della c.d. microcriminalità? A chiedere a gran voce la "certezza della pena"? A costruire nuove carceri? Ad liberare il campo da ideologie basate su principi di falsa accoglienza e scarso realismo? Forse per Veltroni e Rutelli le soluzioni erano da ricercare altrove ma il problema è che mentre le proponevano per un nuovo mandato, stavano governando.
Dino
Il problema sicurezza è percepito come emrgenza in quanto paura indotta ai fini elettorali. La vera emergenza non è la sicurezza ma la legalità, che a differenza della prima non si presta a demagogie ma presuppone il rispetto delle leggi soprattutto da parte di chi le fa.
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