Nei discorsi programmatici tenuti da Berlusconi sia alla Camera che al Senato come pure nel dibattito che ne è seguito, sono stati evidenziati elementi di forte discontinuità, anche nei toni, rispetto al passato. La mano tesa all'opposizione con l'annuncio di una politica dialogante non solo sulle riforme istituzionali ma anche nelle scelte di maggior rilievo, fa sperare in una stagione politica più proficua rispetto al passato dove le logiche della contrapposizione avevano sempre prevalso sulle opportunità di certe scelte legislative. La semplificazione del quadro politico ha certamente influito sul nuovo clima ma le ragioni più determinanti, credo, vadano ricercate in altri fattori. L'attuale maggioranza, anche se ha i numeri necessari e sufficienti per governare il Paese senza intoppi, ha sul tavolo problemi che non possono più essere procastinati nè tantomeno nascosti. Problemi la cui soluzione comporterà delle scelte impopolari che andranno a smentire le promesse elettorali. Berlusconi sa che i numeri non bastano ma che è necessario anche un consenso sociale che sa di non avere almeno nella misura che gli possa consentire di affronatere certe riforme che non saranno indolori. Quindi ha opportunamente smesso i panni del pifferaio magico per vestire quelli dell'aspirante statista per cercare così di coinvolgere nell'avventura anche l'opposizione, seppur nel rispetto dei ruoli. Ci si potrà fidare del nuovo look istituzionale del Cavaliere? Possiamo sperare che il tempo di sistemare i propri affari e quello dei suoi sodali sia veramente finito? Alla luce della storia passata e recente dell'Uomo della Provvidenza la risposta sarebbe negativa, ma reputo pregiudiziale qualsiasi chiusura "a prescindere". Del resto per verificare la bontà di certe intenzioni non bisognerà attendere molto. Le emergenze che assediano il Paese non concedono più nè tempo nè alibi.
giovedì 15 maggio 2008
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1 commento:
Sono d'accordo sul dialogo e la collaborazione ma solo per le rifrome istutuzionali. Le regole vanno scritte con la più ampia maggioranza possibile. Non mi fido di Berlusconi e non vorrei che l'offerta di dialogo gli serva per coinvolgere anche l'opposizione nel fallimento della sua azione di governo.
Luigi
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