Il risultato elettorale che vede tornare Silvio Berlusconi alla guida del Paese, è un fatto che fa riflettere e non poco. Il rischio che ciò potesse accadere, nonostante i cinque fallimentari anni del suo precedente mandato governativo e le esternazioni fatte durante quest'ultima campagna elettorale, era nell'aria. Circa 16 milioni di elettori su 47 hanno comunque scelto di essere governati dal leader del Popolo delle Libertà. Grazie a questa legge elettorale ed al suo perverso meccanismo, che non solo impedisce di scegliere i parlamentari ma che consente ad una minoranza di diventare maggioranza, il Cavaliere di Arcore sarà per la terza volta capo del Governo Italiano. Gli sforzi fatti da Partito Democratico ed il nuovo percorso inaugurato, nonostante il pregevole risultato di diventare il primo partito dopo poco più di sei mesi dalla sua costituzione, non hanno sortito l'effetto sperato. Il muro contro il quale si è arrestata la rimonta del PD è rappresentato da quella parte di italiani non ancora pronta ad accettare un progetto di riforme che presuppone un percorso di responsabilità e partecipazione. Anche questa volta l'ormai illogica fiducia nell'uomo della provvidenza, ha avuto la meglio sulla ragione e, direi, sulla dignità di appartenere ad un Paese, purtroppo, ancora ben lontano dagli standard delle moderne democrazie occidentali. Credo che il grande merito di Berlusconi vada ricercato nella sua capacità, non so quanto consapevole, di essere nello stesso tempo sintesi della furbizia e dell'ipocrisia della gens italica nonchè modello di riferimento per gran parte dei nostri concittadini. Questa simbiosi potrebbe spiegare perchè da noi accade ciò che in nessuna delle democrazie potrebbe mai accadere. E' inimmaginabile, infatti, in qualsiasi parte del mondo democratico, che ad un leader politico che considera eroe un mafioso possa essere concessa la responsabilità di governare un Paese afflitto da secoli dalla criminalità organizzata. Nel nostro Paese questo succede, come accade che in Sicilia ad una Rita Borsellino o ad una Anna Finocchiaro vengano preferiti, e con schiaccianti maggioranze, personaggi del calibro di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. L'esito di questa competizione elettorale comunque può essere utile qualora tutti coloro che non si riconoscono nel Popolo delle Libertà e nel suo padrone, praticamente la maggioranza degli Italiani, prendano atto che occorre fare qualcosa di più e di diverso della semplice protesta o del rifugiarsi nel qualunquismo del "tanto non cambia niente perchè sono tutti uguali". Per ogni uomo come pure per ogni movimento o partito politico parlano la storia, i progetti, le idee e i risultati. Il Paese per uscire dalla crisi ha bisogno di unità e non di ulteriori divisioni, ha bisogno di un nuovo patto tra giovani ed anziani, tra imprenditori e lavoratori, tra nord e sud, tra commercianti e consumatori, tra pubblico e privato. Un patto che solo uomini al di sopra di ogni sospetto e con una forte cultura della legalità e della giustizia possono favorire. Nutro seri dubbi che persone del genere possano far parte della compagine che ci governerà, ma spero di essere smentito. martedì 15 aprile 2008
Incredibile ma vero
Il risultato elettorale che vede tornare Silvio Berlusconi alla guida del Paese, è un fatto che fa riflettere e non poco. Il rischio che ciò potesse accadere, nonostante i cinque fallimentari anni del suo precedente mandato governativo e le esternazioni fatte durante quest'ultima campagna elettorale, era nell'aria. Circa 16 milioni di elettori su 47 hanno comunque scelto di essere governati dal leader del Popolo delle Libertà. Grazie a questa legge elettorale ed al suo perverso meccanismo, che non solo impedisce di scegliere i parlamentari ma che consente ad una minoranza di diventare maggioranza, il Cavaliere di Arcore sarà per la terza volta capo del Governo Italiano. Gli sforzi fatti da Partito Democratico ed il nuovo percorso inaugurato, nonostante il pregevole risultato di diventare il primo partito dopo poco più di sei mesi dalla sua costituzione, non hanno sortito l'effetto sperato. Il muro contro il quale si è arrestata la rimonta del PD è rappresentato da quella parte di italiani non ancora pronta ad accettare un progetto di riforme che presuppone un percorso di responsabilità e partecipazione. Anche questa volta l'ormai illogica fiducia nell'uomo della provvidenza, ha avuto la meglio sulla ragione e, direi, sulla dignità di appartenere ad un Paese, purtroppo, ancora ben lontano dagli standard delle moderne democrazie occidentali. Credo che il grande merito di Berlusconi vada ricercato nella sua capacità, non so quanto consapevole, di essere nello stesso tempo sintesi della furbizia e dell'ipocrisia della gens italica nonchè modello di riferimento per gran parte dei nostri concittadini. Questa simbiosi potrebbe spiegare perchè da noi accade ciò che in nessuna delle democrazie potrebbe mai accadere. E' inimmaginabile, infatti, in qualsiasi parte del mondo democratico, che ad un leader politico che considera eroe un mafioso possa essere concessa la responsabilità di governare un Paese afflitto da secoli dalla criminalità organizzata. Nel nostro Paese questo succede, come accade che in Sicilia ad una Rita Borsellino o ad una Anna Finocchiaro vengano preferiti, e con schiaccianti maggioranze, personaggi del calibro di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. L'esito di questa competizione elettorale comunque può essere utile qualora tutti coloro che non si riconoscono nel Popolo delle Libertà e nel suo padrone, praticamente la maggioranza degli Italiani, prendano atto che occorre fare qualcosa di più e di diverso della semplice protesta o del rifugiarsi nel qualunquismo del "tanto non cambia niente perchè sono tutti uguali". Per ogni uomo come pure per ogni movimento o partito politico parlano la storia, i progetti, le idee e i risultati. Il Paese per uscire dalla crisi ha bisogno di unità e non di ulteriori divisioni, ha bisogno di un nuovo patto tra giovani ed anziani, tra imprenditori e lavoratori, tra nord e sud, tra commercianti e consumatori, tra pubblico e privato. Un patto che solo uomini al di sopra di ogni sospetto e con una forte cultura della legalità e della giustizia possono favorire. Nutro seri dubbi che persone del genere possano far parte della compagine che ci governerà, ma spero di essere smentito.
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Raffaele Leo
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6 commenti:
Guai a pensare che 17 milioni di italiani (contro 13.600.000 del PD alla Camera) siano "degli illogici creduloni"...
Secondo me a pesare è stato il fallimento della logica prodiana del "tutti al governo che al programma ci pensiamo poi".
Ed è per questo che il progetto di Veltroni rimane valido.
Se tiene duro con Arcobaleni et similia e fa una opposizione all'altezza delle promesse, fra cinque anni, sono certo, molti elettori del centrodestra potrebbero decidere di dargli una chance.
Dino.
Le ragioni della sconfitta del PD, in parte attribuibili alla variegata composizione della coalizione di Prodi, da sole non giustificano la scelta di Berlusconi. A prescindere dalla bontà o meno del progetto di Veltroni, non credo che un Paese come il nostro meriti una guida come Berlusconi. Il centrodestra ha senz'altro uomini più degni di un tale incarico.
C'è anche un lato positivo in ciò che è successo con queste elezioni: sono spariti i partiti che pur essendo parte di una coalizione, hanno lavorato per il proprio target di riferimento, fregandose della strategia generale e manifestando contro il governo; mi auguro che i vari senatori del centrosinistra che hanno votato contro il governo, ora fuori dal Parlamento, non ricevano indennità dallo Stato. Mi fa specie che la Menapace, che ha ritenuto opportuno commentare fra le altre cose, le frecce tricolori dando spazio al centrodestra, ora preoccupata per i precari, se li assuma Lei e non li scarichi allo Stato. E' stato troppo comodo fare opposizione all'interno del governo e godere delle posizione rese dall'essere in ogni caso maggioranza: ha fatto bene il PD a lasciarli da parte e sono contento di non vederli in Parlamento (chisà forse sulle TV del Cavaliere!!!. Sono incazzato nero per come è andata ma per lo meno questa riflessione lenisce in parte il mio disagio!
Un'ultima riflessione può essere che, avendo il cav. una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, per tutto quello che farà e non farà saranno cavoli suoi, così toglieremo anche l'alibi a tanti italiani che non osando per pudore votare direttamente il Berlusca, hanno dirottato le preferenze sulla Lega. Per la proprietà transitiva, se uno dice che Mangano è un eroe e tu lo voti per mandarlo a capo del governo, vuol dire che sei d'accordo anche se questo enunciato e perciò ritengo sia necessario ricordare a chi ha votato il centrodestra che non ci si tira fuori da queste responsabilità (e lo vadano a raccontare ai familiari delle persone dello Stato ammazzate dalla mafia).
L'esclusione dal parlamento di rappresentanti di una larga parte di elettori può essere positiva per la governabilità del Paese ma non certamente per la democrazia. La sinistra definita radicale ha pagato più per l'incapacità di "governare" che per l'atteggiamento mantenuto nei confronti del governo Prodi che, è bene ricordarlo, è caduto matematicamente per mano dei cosiddetti moderati (Mastella, Dini ecc). Il PD ha inaugurato un nuovo percorso e, credo, debba continuare su questa strada senza però chiudere il dialogo ed il confronto con tutte le forze che non si riconoscono nel prgetto berlusconiano. Non sarei così ottimista sulla capacità degli italiani,perlomeno di quelli che continuano a dare credito al Cavaliere, di capire i danni che il prossimo capo del Governo potrà reiterare. Per il bene del Paese dobbiamo auspicare che le contraddizioni presenti nello schieramento di centrodestra emergano mettendolo in crisi. Nel frattempo sarebbe necessario il varo di una legge lettorale degna di un Paese democratico. Poichè ho seri dubbi che il nuovo parlamento possa e voglia restituire agli Italiani il pieno diritto di voto non ci resta che confidare nello svolgimento del referendum.
Botta e risposta.
Il Piccolo del 24 aprile 2008 ha pubblicato, nella rubrica riservata alla posta dei lettori, il testo del nostro post "Incredibile ma vero" sotto il nuovo titolo "L'uomo della provvidenza". Nella stessa rubrica, il 1° maggio 2008, è stata pubblicata la seguente lettera a firma del sig. Fabio Colombin:
Opinioni da rispettare.
Vorrei rispondere alla segnalzaione apparsa il 24 aprile nella vostra rubrica a firma del sigon Raffaele Leo titolata "L'uomo della provvidenza". Voglio esprimere tutto il mio stupore e disappunto in merito ai giudizi negative ed offensivi che il signor Leo si permette di elergire a destra e a manca , anzi solo a destra, in merito a quelle persone colpevoli a suo dire di avere mandato al governo il dott. Berlusconi: Il signor Leo ha definito quelli che hanno votato il centrodestra con le seguenti frasi: parte degli italiani non ancora pronti per un progetto con un percorso di responsabilità e partecipazione; persone con l'illogica fiducia nell'uomo della provvidenza a discapito della ragione e della dignità di appertenenza al proprio Paese; furbi, ipocriti.
Vorrei ricordare che, fino a prova contraria, siamo ancora in un regime di Democrazia dove, nel rispetto delle opinioni altrui, ognuno è libero di pensarla come crede senza per questo dover essere giudicato da imporvvisati e improbabili censori, che oltretutto usano le parole in assoluta libertà. Siccome non è mio intento aprire una polemica evito qualsiasi altro commento o considerazione, ma in nome del rispetto e della tolleranza di cui tutti hanno diritto, attendo di ricevere, sempre tramite la vostra rubrica, le scuse del signor Leo.
Fulvio Colombin
Al signor Colombin ho risposto sempre tramite il Piccolo con la seguente lettera pubblicata il 7.5.2008:
Nelle segnalazioni del 1.5.08 il sig. Fabio Colombin, ritenendosi offeso dal contenuto del mio intervento dal titolo “L’uomo della provvidenza” pubblicato nella stessa rubrica in data 24.4.08, ha formalmente richiesto le mie scuse.
Prima di replicare al sig. Colombin ritengo opportuno, anche a beneficio dei lettori, riportare integralmente la frase ritenuta offensiva: ”Gli sforzi fatti da Partito Democratico ed il nuovo percorso inaugurato, nonostante il pregevole risultato di diventare il primo partito dopo poco più di sei mesi dalla sua costituzione, non hanno sortito l'effetto sperato. Il muro contro il quale si è arrestata la rimonta del PD è rappresentato da quella parte di italiani non ancora pronta ad accettare un progetto di riforme che presuppone un percorso di responsabilità e partecipazione. Anche questa volta l'ormai illogica fiducia nell'uomo della provvidenza, ha avuto la meglio sulla ragione e, direi, sulla dignità di appartenere ad un Paese, purtroppo, ancora ben lontano dagli standard delle moderne democrazie occidentali” (Il testo integrale dell’intervento è tuttora consultabile online sul sito-blog: www.mo-basta.it).
Con tale scritto ritengo di avere semplicemente espresso una mia personale opinione sul risultato elettorale. Il sig. Colombin dopo aver opportunamente ricordato che “siamo ancora in un regime di Democrazia dove, nel rispetto delle opinioni altrui, ognuno è libero di pensarla come crede”, mi accusa di essere un improvvisato ed improbabile censore che usa “le parole in assoluta libertà”. Egr. sig. Colombin usare le parole in assoluta libertà è un diritto costituzionalmente garantito ed è tipico proprio dei regimi democratici. Lei ha il sacrosanto diritto di dissentire ma non certamente pretendere le scuse per una critica che non condivide. Il confine tra critica ed insulto, anche se a volte può essere sottile, è sempre ben evidente. Poiché dal suo intervento mi sembra che la distinzione tra l’uno e l’altro non le sia molto chiara, mi permetto di farle un esempio.Ritenere che parte degli elettori non siano ancora pronta a recepire o ad accettare un certo progetto politico, è un’opinione. Considerare una parte degli elettori che non votano per la propria coalizione dei co….ni è un insulto. Io preferisco stare dalla parte di chi esprime opinioni, ancorché non condivisibili, riconoscendole anche il diritto di definirmi improvvisato ed improbabile censore. Come pure sto dalla parte di chi difende la libertà di stampa e di parola e considera eroi i magistrati, i poliziotti e tutti i servitori dello Stato uccisi dalla mafia. Lei ha tutto il diritto di stare dalla parte di chi licenzia i giornalisti non allineati o considera eroi i condannati per mafia. Lascio a Lei e alla Sua coscienza la scelta di indicare chi di noi due dovrebbe chiedere scusa agli italiani.
Raffaele Leo
Allego qui di seguito l'intervento del sig. Fabio Colombin Pubblicato su Il Piccolo del 9.6.2008 in risposta alla mia replica del 24.5.2008. Di seguto la mia risposta in attesa di pubblicazione.
Valutazioni Politiche.
Il mio primo intervento in risposta a quanto scritto dal sig. Raffaele Leo, era volto unicamente a stigmatizzare quanto secondo me era una mancanza di rispetto nonché un giudizio offensivo nei confronti dell’elettorato del centrodestra che, dalle sue parole, risulta essere composto da persone illuse, ipocrite, furbe ed arroganti. Siccome io sono tra questi e non mi riconosco assolutamente nell’identikit tracciato ritenevo di potermi sentire legittimamente infastidito. Prendo atto dalla risposta che così non è, ma non mi è molto chiara la differenza tra critica ed insulto. Allora, a tale proposito, sarei grato al lettore se volesse spiegarmi quale è quella tra la frase del dottor Berlusconi riferita a «quei co......ni che hanno votato il centrosinistra» rispetto alla sua, che pur con termini meno forti esprime, un giudizio egualmente negativo su chi ha votato il centrodestra. Allora solo alcune puntualizzazioni: innanzitutto il Pd non è il primo partito italiano, posizione che invece occupa il Popolo delle Libertà, come può riscontrare in una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 15/04/08 (con in carica ancora il governo di centrosinistra e quindi al di sopra di ogni sospetto) che cita i seguenti dati: Popolo delle Libertà 38,17% (coalizione 47,32%) Partito Democratico 33,69% ( coalizione 38,01% ). Altro dato non corretto è quello riferito al rapporto tra i voti ottenuti dal centrodestra che sono grossomodo i 16 milioni indicati, mentre i 47 milioni come totalità degli elettori sono sì corretti ma solo se riferiti agli aventi diritto, perché quelli che si sono recati alle urne sono circa 33 milioni per il Senato e circa 36 milioni per la Camera. A fronte di questi dati, salvo che il signor Leo non reputi che i dieci milioni che non hanno votato avrebbero dato il loro consenso al centrosinistra, mi sembra quanto meno singolare che affermare che chi governerà ora il Paese è una minoranza che solo il perverso meccanismo di questa legge elettorale ha fatto diventare maggioranza. Per quanto riguarda poi il giudizio sulla legge elettorale, che per altro condivido, vorrei solo ricordare che fu proprio quel meccanismo perverso a permettere al centrosinistra di vincere le elezioni del 2006 e che nei due anni e mezzo di governo non mi sembra si siano preoccupati di cambiarla.
Fabio Colombin
Rispondo volentieri alla cortese replica del sig. Fabio Colombin pubblicata su questo giornale il 9.6.08.
Il mio giudizio critico sugli elettori del centro-destra resta pur sempre un “giudizio” che può tranquillamente non essere condiviso ma non per questo si trasforma in un insulto. A dimostrazione di un tanto segnalo che l’unica censura al mio parere è pervenuta dal sig. Colombin, cui riconosco l’indubbio merito di proclamarsi elettore del centro-destra. Nell’esperienza quotidiana, confermata dai dati dei vari exit pol, coloro che si dichiarano elettori del centro-destra sono di gran lunga di meno rispetto ai voti raccolti da questa coalizione politica. Non credo che per spiegare tale fenomeno sia necessario scomodare sociologi o ai politologi. Mi dispiace aver infastidito il sig. Colombin con la mia analisi, ma l’esercizio del libero diritto di critica comporta spesso il fastidio o il disappunto del soggetto criticato. Tali conseguenze possono essere evitate solo con il sacrificio della libertà di espressione, soluzione questa spesso adottata da vari regimi totalitari (fascismo, nazismo, comunismo) o pseudo-democratici (editto Bulgaro contro Biagi, Santoro, Luttazzi ecc.). La differenza tra l’espressione di Berlusconi e la mia critica non è solo una questione di termini più o meno forti ma di merito e metodo. Le mie critiche, a differenza dell’insulto di Berlusconi, hanno per oggetto la scelta del voto e le motivazioni di tale scelta e non le persone in quanto tali. Una cosa è non condividere una scelta spiegandone i motivi (critica) un’altra è invece definire l’elettore uno stupido o peggio (insulto). Spero così di aver chiarito la differenza tra giudizio ed insulto. Ringrazio il sig. Colombin per le puntualizzazioni statistiche che, anche sulla base dei dati dallo stesso forniti, non sono comunque condivisibili. Il PD, per quello che può interessare e contare, è comunque il primo partito per il semplice fatto che il Popolo delle Libertà non è ancora un partito, ma solo un’alleanza elettorale tra due partiti: Forza Italia ed AN, che tutt’ora esistono ed hanno propri organi e strutture indipendenti. Quanto al rapporto tra voti espressi e voti ottenuti, la sostanza non cambia. A fronte dei 33 milioni di votanti i 16 milioni finiti al centro-destra sono sempre meno dei 17 milioni che hanno votato diversamente. Se la matematica non è un’opinione, anche neutralizzando i 10 milioni di astenuti, il centro-destra è comunque minoranza nel Paese, come lo era il centro-sinistra nel 2006 Il sig. Colombin prima di accusare altri di non aver cambiato tale legge elettorale, forse farebbe meglio a criticare chi l’ha varata battezzandola, poi, per quello che è: una porcata.
Raffaele Leo.
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