In questi giorni è nelle sale l'ultimo film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti". La storia di Marta, una studentessa siciliana trapiantata a Roma per frequentare la facoltà di filosofia, è purtroppo comune a tantissimi giovani che escono dalle nostre università con un titolo di studio ma senza una concreta prospettiva di lavoro. Marta, nonostante una laurea con il massimo dei voti, è costretta ad accettare e subire un lavoro precario da telefonista presso una società di vendite telefoniche. La sua esperienza lavorativa si interseca con le sue vicende personali e familiari i cui rapporti sono fortemente condizionati dal senso di precarietà che caratterizza il suo lavoro. Il film di Virzì evidenzia con efficacia tutte le problematiche che la precarietà del lavoro comporta nella vita dei giovani che davanti, a dispetto dell'ironico titolo del film, riescono ad immaginare ben poco. E' un film che consiglio ai paladini della cosiddetta Legge Biagi, nella cui diffusa applicazione andrebbero ricercate le cause dell'insicurezza, non solo economica, che affligge la maggior parte dei giovani che si trovano nell'impossibilità non solo di progettare ma anche di immaginare un futuro. La precarietà del lavoro è un male che i nostri politici, soprattutto quelli che si dichiarano paladini della famiglia, dovrebbero combattere invece che incoraggiare ed esaltare come rimedio alla disoccupazione. La precarietà è una condizione che comporta indubbi benefici a chi se ne avvale per reperire manodopera, questi benefici dovrebbere essere compensati con la previsione di maggiori oneri retributivi e contributivi da destinarsi agli ammortizzatori sociali necessari per evitare la flessibilità non diventi sempre, comunque e solo precarietà.
mercoledì 9 aprile 2008
Lavoro precario al cinema come nella vita
Pubblicato da
Raffaele Leo
alle
14:45
Etichette: Lavoro precario
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